Como: i racconti di chi ha ricevuto e donato Bene

La vostra casa sia sempre aperta e fate in modo che vi entri una volta desideri tornavi.

 

È una raccomandazione del beato Luca Passi alle suore diversi anni fa. È quanto hanno vissuto ragazze, suore e volontari, a Como, presso la comunità educativa “Il Bucaneve”, sabato 22 aprile. Si sono ritrovati tutti per un pomeriggio “in famiglia” e fare memoria che ogni storia è una storia d’amore

 

Lasciamo raccontare questo incontro a Teresa, educatrice della comunità, Martina e Dolly.

 

 

Quando due mesi fa ho iniziato a cercare le ragazze su Facebook e Instagram non mi aspettavo che molte di loro accettassero di “tornare” dove avevano vissuto un periodo triste della loro vita. Non chiedevo di ritornare in un posto di vacanza…

 

Alcune per motivi di lavoro non sono venute, altre a causa della lontananza, però mi hanno scritto: “ho dei bei ricordi e ho imparato davvero tanto dalle suore, da te e da tutte le storie delle altre ragazze. Sono stata fortunata a fare un po’ di cammino a vostro fianco e spero che tante ragazze potranno avere questa possibilità!”

 

Ero emozionata anche io, dopo 26 anni avrei incontrato bimbe che adesso sono donne e mamme. Le ho viste prendere coraggio nell’affrontare la scalinata e guardarsi in giro per capire se qualcuno le avrebbe riconosciute. Le ho riconosciute tutte e ogni volta il cuore ha fatto un sussulto per la contentezza. Occhi lucidi, abbracci lunghi ed emozione a mille.

 

Ho ascoltato tanti racconti delle loro vite e sono venuti alla mente tanti episodi della vita in comunità con tante risate che facevano da cornice. Molte hanno chiesto di vedere le stanze dove dormivano… Anche qui tristezza e commozione. Alcune avevano cancellato dalla memoria gli anni in comunità e rivedere le foto per loro è stato scioccante, un tuffo nel passato, ricordi brutti che tornavano alla mente.

 

Ho avuto per tutto il pomeriggio la pelle d’oca e lo stomaco chiuso perché emotivamente è stato un momento veramente forte. I giorni prima avevo organizzato tutto e avrei voluto iniziare l’incontro con le ragazze e tutte le suore presenti paragonando il nostro lavoro ai maestri Kintsukuroi, che praticavano l’arte antica giapponese di aggiustare ciò che è rotto con l’oro lasciando in vista la riparazione dato che per loro un’opera ricostruita è a sua volta simbolo di fragilità, forza e bellezza. La ceramica è fragile, forte e bella, tutto insieme, proprio come le persone. Allo stesso modo la nostra vita può rompersi ma può anche ricomporsi se sappiamo come fare e abbiamo accanto chi ci può aiutare.

 

Spero che noi educatrici con le suore siamo state, negli anni, non dico l’oro ma almeno strumenti per guarire le vostre ferite dell’anima.

 

Ogni storia… è una storia d’amore.

 

Teresa 

 

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Sono Martina, ho 34 anni e sono stata accolta dalla Comunità il Bucaneve oramai già 20 anni fa (ed io che ricordo tutto come se fosse stato ieri!!!). Dopo il mio passaggio al Bucaneve ho sempre mantenuto i contatti con la preziosa Suor Silvia, che mi accompagna ancora oggi, dedicandomi tempo, consigli e soprattutto tanto amore.

Dopo la mia permanenza al Bucaneve sono tornata svariate volte, per feste, cene, pranzi, merende. Sabato, però, è stato diverso.

 

Sabato ho visto così tante emozioni prendere forma che non ho potuto fare a meno di pensare a quanto io sia stata fortunata! Non ci penso mai, presa dalla vita frenetica di tutti i giorni ma… quanto è importante l’abbraccio di una suora che non ti vede da anni ma che ti ha accolta il tuo primo giorno in comunità e che ti ha aiutata ad inserirti in un mondo tutto nuovo? Quanto è importante l’augurio della tua vecchia superiora della casa, che nonostante le mille urla e le mille sgridate ha ancora parole d’amore per te? Quanto è confortante il sorriso dell’educatrice di sempre, che tutto sa e che tutto ricorda; che puoi non vederla per anni ma lei ti accoglierà sempre come se non fosse mai passato che un giorno? Quanto può essere gratificante essere ricordata nei pensieri della suora che per te ha cucinato, fatto il bucato… e ti rivede dopo anni, ti fa una carezza e tu torni a 20 anni fa, coccolata come allora. Quanto è assurdamente scioccante l’abbraccio delle volontarie che passavano solo ogni tanto per la casa ma, di te si ricordano, vogliono sapere come stai, cosa fai… e ti hanno visto solo di tanto in tanto!!!

 

Ma soprattutto… la cosa che più mi ha colpito solo le lacrime di quelle ragazze che come me hanno vissuto nelle case di Ponte Chiasso, Monte Olimpino o Cermenate. La loro commozione nel rivedere suore, volontari, educatrici è stata forte da digerire, a stento trattenevo le lacrime anche io. Questo vuol dire solo una cosa: che l’amore che ho sentito io e che ancora oggi percepisco è dannatamente vero. Che l’impegno, la passione, la voglia di fare bene di tutte queste persone che si sono messe a nostra disposizione è più vivo che mai, ieri, oggi e lo sarà ancora domani.

 

Tante volte sono stata presa in giro per “quella che vive dalle suore”… che stupidi… sarebbe solo da fargli vedere la Bellezza che ho visto io sabato! Io lo do per scontato delle volte, lo ammetto, ma, è proprio vero: ogni storia, è una storia d’amore. Grazie per le belle emozioni che mi avete regalato, da vent’anni a questa parte!

 

Martina

 

*** *** ***

 

Quando sei adolescente non te lo spiegano, o comunque non in maniera tale da convincerti del tutto, che la colpa non è tua se finisci in comunità… Vivi quel periodo con un senso di rabbia, di tristezza, di abbandono e non vedi l’ora che quel periodo finisca, non vedi l’ora di scappare via, chiudere la porta e non tornare più, in quel luogo e dalle persone con cui hai condiviso momenti negativi, ma se poi vai a scavare, ti rendi conto che ci sono stati anche altrettanti momenti felici e positivi, che in quel momento non consideri. Te ne rendi conto solo col tempo, quando diventi una persona adulta, che tutte quelle persone hanno cercato di fare tutto il loro meglio, per diventare qualcosa che si avvicini il più possibile a quella che è una famiglia.

 

Ritornare dopo tutto questo tempo in comunità, abbracciare di nuovo le persone che in quel periodo mi hanno letteralmente cresciuta, con tutto il bene, l’affetto, l’empatia, che hanno potuto donarmi, è stata per me un’emozione immensa, un insieme di sensazioni contrastanti: di tristezza, perché avrei voluto avere allora la testa che ho oggi, per comprendere l’opportunità che mi è stata data di crescere in maniera sana, lontana da una situazione familiare che in quel periodo mi avrebbe fatto solo male e non mi avrebbe dato le giuste basi per crescere bene; di malinconia, perché inevitabilmente vorresti tornare a quegli anni e viverli magari in maniera migliore, mentalmente più serena; una sensazione di felicità, nel rivedere a distanza di tanti anni quel luogo e tutte quelle persone, sentire che il bene che ti hanno dato, ora riesci a percepirlo in maniera limpida e riesci finalmente a ricambiarlo come avresti voluto essere capace di ricambiarlo allora, riesci a provare finalmente quel senso di gratitudine e di affetto, che avresti voluto riuscire a trasmettere allora.

 

E ti trema la voce, gli occhi diventano lucidi e il cuore va a mille battiti al minuto.. Senti dentro una sensazione di serenità, di pace interiore, con te stesso e col mondo intero, che nulla e nessuno in quel momento riuscirebbe a smuovere.. E riesci solo a sorridere, senza trovare le parole giuste per dire grazie, per dire vi voglio bene, per dire mi dispiace se in quel periodo non sono stata all’altezza dell’affetto che mi avete donato, per aver capito solo dopo tutte queste cose.

 

E ancora adesso, mentre scrivo, mi ritrovo con gli occhi lucidi e il cuore a mille, a ripercorrere nella mia mente tutti quei ricordi. Grazie per avermi aiutata a crescere e a diventare la donna che sono oggi. Grazie per tutto ciò che avete fatto per il mio bene e per essere stati parte importante nel mio percorso di vita. Grazie di cuore 20 anni dopo.

 

Dolly

 

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