L’indistruttibile terapia della mela

Brescia, via Capriolo, 38: per le studenti è “la casa”, per i ragazzi è “lo spazio compiti”, per i giovani e gli adulti è un luogo di incontro che gode della “franchigia doganale”; si entra per una visita, per bere un caffè in compagnia, per chiacchierare, per dare una mano, per chiedere aiuto o programmare incontri.

 

Oltre al ritmo normale e agli inevitabili imprevisti, si creano opportunità di vita e di festa.  La ricorrenza di santa Dorotea  è un appuntamento ostinatamente rispettato e gradito per tutte le età.

2 febbraio: le “danze dorotee” si sono aperte con i giovani: “EYE CONCTAT” e subito i baci e gli abbracci si sono intrecciati e i ricordi si sono srotolati tra un panino, un caffè, un Hugo e la indistruttibile “Mela benedetta”. L’intensità dell’incontro non è scaturita dalla breve e dovuta riflessione, ma dalle voci che risuonavano a ogni nuovo arrivo. “E’ stato un momento di famiglia” scrive Edo, “dobbiamo trasmettere pensieri e sentimenti a chi non era presente per superare le inevitabili difficoltà che la vita presenta”. Gli album delle foto sono stati stra-visitati, ogni foto richiamava un evento vissuto da bambini e rivissuto nella memora; le voci si rincorrevano e le pagine venivano fotografate e conservate.

 

6 febbraio: gli adulti, invitati dalla comunità religiosa, hanno partecipato alla celebrazione della Messa, portando in cuore il messaggio di don Maurizio Rinaldi “Sii unico, ma con la consapevolezza che non sei l’unico”. Il fraterno e festoso buffet ha creato le condizioni per dialogare e salutare le suore delle quattro comunità presenti.

 

9 febbraio spazio ai più giovani, 12-16 anni. Ogni ragazzo del doposcuola poteva invitare un/a  amico/a  a far festa insieme: “Diversi, ma uguali”. Diversi per età, cultura, religione, ma uguali nel desiderio di felicità. Era l’occasione per ringraziare le Suore dorotee per l’ospitalità e riscoprire la diversità come dono da vivere e da condividere. Angelica racconta come ha vissuto la festa.

 

“Mi chiamo Angelica e ho 16 anni. Ho iniziato a frequentare l’Associazione Averoldi negli anni delle scuole medie, in un primo momento per fare i compiti, poi come volontaria nel doposcuola. Non è semplice trovare il tempo da dedicare ai ragazzi perché lo studio è impegnativo, ma la gioia e la gratitudine che vedo emergere dai volti dei ragazzi, mi ripaga di tutto, anzi posso dire che ciò che sento di ricevere è molto di più di quello che dono. Quest’anno, in occasione della ricorrenza di Santa Dorotea, io, una mia amica, Chiara, altri ragazzi delle superiori e tre studenti universitari abbiamo organizzato un pomeriggio di giochi che ruotavano attorno alla leggenda. Quando ci siamo trovati nel grande salone non c’era più nessuna differenza di lingua, di scuola o di religione; ho visto trasparire dagli occhi dei ragazzi sentimenti quali la felicità, la gioia di conoscere nuovi amici e la voglia di stare insieme. Emozioni che si danno per scontate, ma che in effetti non lo sono”.

 

Sorpresi dalla vita, dobbiamo metterci in gioco e mostrare a questi ragazzi che quello che cercano c’è; permette a noi di intraprendere un percorso formativo a partire dalla fonte dell’umano e chiederci su quali valori è possibile puntare per un futuro di pace a cui tutti aspiriamo.

 

 

                                                                                                                Nunzia e suor Veritas