Sono passati 25 anni da quando quella mattina del 15 ottobre 2000, su un rettilineo costeggiato da eucalipti della strada che da Gitega porta a Gihiza (Burundi), suor Gina Simionato è morta, uccisa da un gruppo di guerriglieri. Il sangue della nostra consorella, piccola grande martire dell’amore, ha impregnato e consacrato così la terra burundese.
Desideriamo riportare al nostro cuore il dono della sua vita per conservare la memoria di una persona che ha dato la vita fino all’effusione del sangue come coronamento di un donarsi incondizionato, giorno dopo giorno, mettendosi ogni giorno nella mani di Dio attraverso le mediazioni umane.
Ci aiuta per prima suor Maria Vera Di Gregorio, che ha conosciuto suor Gina, a fissare nella memoria grata del cuore il ritratto ricco e convincente, di una suora straordinaria per la sua ordinarietà, grande nella semplicità e attraente per la sua riservatezza.
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Suor Gina era partita per l’Africa-Burundi il 22/01/1975, rispondendo così al grido dell’umanità che era già risuonato nel suo cuore nella prima giovinezza. Felice coincidenza della data: in quello stesso giorno, quasi cento anni prima, era nato Don Luca Passi “missionario apostolico”.
Di lei si è cominciato a parlare dal 15 ottobre 2000, giorno della sua morte, che ha inciso in modo indelebile il “sigillo del martirio” nella nostra Famiglia Religiosa, quale dono venuto dall’Alto e segno giubilare per il nuovo millennio”.
Che dire di lei?
Con il linguaggio attuale possiamo dire che è stata una ‘Missionaria di Speranza tra le genti, messaggera e costruttrice di speranza. Seguendo Gesù modello supremo, ella ha portato avanti la missione ricevuta da Dio anche nella prova estrema”.
Una persona semplice, vissuta senza far rumore, passata tra la gente facendo tanto bene, condividendo le concrete condizioni di vita della gente. Come infermiera si è chinata su ogni persona povera, oppressa dal male, spinta dall’Amore di Cristo.
Una donna mite, umile… Ripartendo per il Burundi il 17 luglio 2000, conoscendo la situazione di pericolo e precarietà, aveva detto alla Superiora generale: “Non ho la vocazione dell’eroe e ti dico che ho paura. Ma ritorno volentieri tra la gente, con le mie consorelle africane…”
Rientro per amore quello di suor Gina che da l’occasione anche a noi di contemplare la sua grandezza d’animo e la sua statura missionaria e farne tesoro per la nostra vita.
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