ANNA: LA STERILE CHE SUPPLICAVA

Continuiamo il nostro percorso e in questa settimana rimaniamo in compagnia di Anna, madre di Samuele.
Anna è una donna del popolo di Israele, è la moglie amata di Elkanà.
Anna, il cui nome significa essere favorita, come tutte le donne, desidera un figlio ma il Signore aveva reso sterile il suo grembo. La sua condizione di sterilità, come indica la parola, la sradica dalla benedizione di Dio e dalla speranza di entrare nella storia della salvezza. Per la sua sterilità è umiliata e disprezzata da Penninà, la moglie feconda, sua rivale. La parte speciale che il marito le riservava durante il pellegrinaggio annuale a Silo, rende Anna oggetto di mortificazioni che la portano a piangere e a non mangiare più.
La sua forza è la decisione interiore di non reagire alle offese, di non alimentare la catena delle afflizioni, di non rinfacciare alla rivale di essere più amata di lei. Con animo amareggiato, ma fiducioso, tra le lacrime invoca e sgorga così la sua preghiera: Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita (1Sam 1,11).
Anna va al cuore della sua povertà, accoglie la sua condizione, senza attribuire ad altri colpe, ma supplica il Dio dell’impossibile consegnandoGli, con libertà e coraggio, il suo desiderio più profondo. Un desiderio che, se realizzato dal Signore, lei non vuole trattenere per sé, ma per tutti i giorni della sua vita continuerà a restituirlo al Donatore che sazia ogni attesa.
Anna, che ha trovato grazia agli occhi di Dio, viene da Lui visitata e al finir dell’anno concepì e partorì un figlio chiamato Samuele perché diceva al Signore l’ho richiesto. Ora la donna sterile che subiva mortificazioni diventa feconda, l’amata che supplicava Dio è madre e innalza il suo canto di lode per esaltare il Signore e la Sua opera.
La storia di Anna racconta che il Signore opera nella misura in cui Gli lasciamo spazio, nella misura in cui riconosciamo e accogliamo la nostra miseria, nella misura in cui siamo capaci di offrire l’amore ricevuto. Egli non ha paura di visitarci. In questo tempo possiamo continuare a supplicare, come Anna, la venuta del Signore proprio nelle nostre quotidiane sterilità: il dolore per la perdita di una persona cara, il buio che attraversa il cuore per l’incertezza del domani, il tormento per non poter generare vita.
È attraverso la storia delle donne di Israele e le vicende delle tante donne di oggi, che il Signore continua a dirci che in Lui la vita germoglia. Rimettiamo tutto nelle Sue mani e torneremo ad essere fecondi secondo i tempi di Dio. Allora sì che esulteremo nel Signore che solleva il debole, rialza il povero e veglia sui passi dei suoi fedeli.