Cuore di Gesù e pietà popolare

 

La devozione al Cuore di Gesù ci avvicina in modo sorprendente alla Pietà popolare

 

La devozione al Sacro Cuore ci avvicina e ci fa apprezzare la pietà popolare anche come via di evangelizzazione. La devozione al Cuore di Gesù ci può aiutare ad apprezzare la dimensione della devozione come necessaria alla fede. Infatti la fede ha bisogno della devozione. Questa non è un di più della fede ma la devozione – come diceva San Francesco di Sales – è la panna rispetto al latte cioè è la parte migliore. Quando è sana, la devozione è la parte migliore della fede. Oggi, al contrario, spesso viene recepita come la forma “scadente” della fede. C’è molto da camminare in questo senso.

 

La devozione è la parte migliore della fede perché è quella che coinvolge tutta la persona. La coinvolge nella mente, nei sentimenti, nella volontà, nelle opere. La parola devozione deriva dal latino devovere, cioè offrire in voto: la vera devozione si traduce in un’offerta di sé. È innegabile che la risonanza che oggi ha il termine devozione è negativa. La devozione al Sacro Cuore può essere una via per riscattare la devozione in quanto tale e mostrare che essa è essenziale per la fede. Ci può aiutare a comprendere che la fede patisce senza devozione. La fede è magra, è secca, è sterile senza devozione.

 

 

La devozione al Sacro Cuore ci ricorda che la grazia e la misericordia di Dio è data a tutti. Dunque la fede non è per pochi, per una élite ma è data a tutti, al popolo. Almeno come offerta. Poi qualcuno risponderà, altri no ma l’offerta deve essere fatta a tutti. Ecco questo ci ricorda la devozione al Sacro Cuore: l’universalità della salvezza contro le tentazioni oggi ancora presenti di una visione elitaria, intimistica ed intellettualistica della fede. La devozione al sacro cuore ci aiuta a tenere aperta la fede al popolo, alla gente. Non a chiuderci in una élite.

 

 

Oggi c’è il rischio dello gnosticismo, cioè di predicare una religione dei valori e non la religione di Gesù. Si predica la pace, l’amore, il benessere (che non è il bene) ma senza il riferimento a Gesù. Al contrario la devozione al sacro cuore ci costringe a centrare la nostra attenzione su Gesù e non ad accontentarci di questo eclettismo facile ma, alla fine, superficiale di una spiritualità new age.

 

 

La devozione al Sacro Cuore è intesa come rapporto con Dio che sente, che soffre, che ama: non con un’idea. Una volta quando si chiedeva che idea hai tu di Dio, subito nell’immaginario ci si riferiva al Crocifisso, al Santissimo Sacramento o al Sacro Cuore. Se oggi invece chiediamo ad un ragazzo: tu come pensi Dio, come te lo immagini certamente non ti dà più risposte di questo tipo. La devozione ti porta a relazionarti con il Dio vero, il Dio Crocifisso, il Dio eucaristico. Se togli la devozione, togli l’immaginario con il quale pensare Dio. Oggi non c’è più un serbatoio di immagini che aiuti a dar corpo a Dio. La devozione può aiutare a dare un contenuto all’atto di fede.

 

 

La storia della devozione al Sacro Cuore ci consegna il fatto che il Sacro Cuore ha aiutato intere generazioni a dare un significato al dolore e alla sofferenza, vedendolo come l’altra faccia della medaglia dell’amore. Il cuore di Gesù è ferito (e quindi c’è la sofferenza) ma quella ferita è motivata dall’amore e dunque è redenta, è riscattata. La devozione al Sacro Cuore può dare una strada per significare il dolore che si ha e quindi per poterlo vivere con dignità.

 

 

Alcune domande:

  1. Il mio annuncio è per tutti o tendo a chiudermi in una élite?
  2. Prova a tornare con la memoria ad alcuni momenti di sofferenza della tua vita. Come hai riletto questi momenti?