Don Luca, Evangelizzatore ed Educatore

Il Beato Luca aveva accolto il fuoco dell’amore di Dio e lo diffondeva in molti modi e in molti cuori. Si trova in questa passione ardente il suo essere evangelizzatore ed educatore tra il popolo di Dio.

Il Beato LUCA EVANGELIZZATORE

La Chiesa lo ha proclamato Beato e lo propone come esempio a tutti coloro che nella comunità sono chiamati ad annunciare la Parola di Dio.

  • Si dedica alla predicazione

Don Luca fece la scelta decisa e precisa, fin dai primi anni della sua vita sacerdotale, di dedicarsi alla predicazione della parola di Dio, in diocesi e fuori. E fu un missionario e predicatore per tutti gli oltre 50 anni della sua vita sacerdotale con una intensità ammirevole e con una fedeltà assoluta fino al letto di morte. Questa scelta nacque dalla sua profonda spiritualità. Così fin dal 1815, Don Luca si dedicò esclusivamente e pienamente all’apostolato itinerante della predicazione, a disposizione dei preti o dei vescovi che lo richiedevano nel suo ministero. (M. Morellato, pp. 34; 36-37)

“Egli non badava a fatiche, né a stenti, né a travagli di nessuna sorta; intraprendeva talvolta lunghi e disastrosi viaggi, per monti e per valli, per terra e per acqua, sfidando venti impetuosi, piogge dirotte, soli cocenti, nevi, ghiacci e geli acutissimi”.

  • Accende perché il fuoco rimanga vivo

Quando si parla di “grandi predicatori”, solitamente si pensa a un fenomeno esteriore, di entusiasmo immediato e passeggero, di emotività provocata e facile a sgonfiarsi, di adesione fondata sui sentimenti e sulle impressioni. Don Luca era sicuramente un grande predicatore che affascinava gli ascoltatori per il dono della parola e per la ricchezza di immagini e di idee. Ma non ci si può fermare solo a questo.

La sua predicazione era tutta rivolta e concentrata sulla finalità di persuadere alla vita nuova, alla vita morale, alla pratica di una esistenza rinnovata dalla fede e dalla santità. E proprio per questo egli fu davvero, fin dai primi anni del suo ministero, preoccupato e stimolato dal desiderio di mantenere viva e forte, nel popolo che lo ascoltava, la fiamma della perseveranza nel bene, anche dopo la predicazione straordinaria. Non si accontentava di fare una predica conclusiva con la sottolineatura delle cose principali, spesso consegnava alla gente dei “ricordi della missione”, li stampava e li distribuiva. La preoccupazione del missionario Don Luca è quella di assicurarsi che i frutti della predicazione non fossero passeggeri o illusori, ma si mantenessero vivi ed attuali. La Pia Opera di Santa Dorotea diventava così lo strumento stabile radicato nella comunità, che manteneva vivo l’impegno di vivere quanto la predicazione aveva acceso: “le Suore di Santa Dorotea necessita sommamente che ardano di questo fuoco affine di poterlo comunicare alle cooperatrici, le quali lo diffonderanno nelle fanciulle” (Positio, pp. 810).

  • Come l’apostolo “tutto faccio per il vangelo”

L’immagine della personalità di Don Luca che emerge dal suo evangelizzare è sicuramente quella di una figura sacerdotale ardente spiritualmente dell’amore di Cristo e tutta protesa a rispondere con passione e amore alla sua vocazione, totalmente dominata dalla dedizione di sé all’opera della salvezza delle anime, tesa interiormente ed esteriormente a suscitare nei fedeli una risposta di fedeltà alla vocazione cristiana, senza calcoli e senza risparmi nei riguardi delle proprie energie, animato da un’autentica e ardente carità pastorale.

Don Luca parlava certamente alla mente degli ascoltatori, ma soprattutto al cuore della gente, ai sentimenti e alle emozioni, per spingere alla conversione e alla vita fervorosa; non si preoccupava né di stupire né di confondere gli avversari, ma soltanto di convertire.

Questa passione e questo zelo ci portano a considerare come Don Luca abbia assimilato e rivissuto in sé stesso, nella propria esperienza di evangelizzatore, alcuni aspetti della spiritualità di San Paolo “… per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21) “tutto io faccio per il Vangelo per diventarne partecipe anch’io” (1Cor 5,14) “… ho creduto per questo ho parlato” (2 Cor 4,13).

(M. Morellato, pp. 78-79)

Il Beato LUCA EDUCATORE

Per Don Luca l’educazione è l’attitudine ordinaria e organica a mostrare un cammino di salvezza, ossia il favorire l’inizio di una comunione che durerà per sempre con colui che è il Signore d’ogni bellezza.

  • Educare è “andare a trovare”

Don Luca dà un’indicazione precisa di “andare a trovare”: ogni luogo abitato dalla Pia Opera è come una porta sempre aperta, senza cancelli troppo invasivi. La “porta” aperta dell’Opera ci dice che in essa e intorno ad essa si gioca non solo un “passaggio”, ma anche un ruolo educativo.

Educare è correggere fraternamente, è capacità di far riscoprire la bellezza interiore che vive in ognuno, è rispolverare l’assopita capacità di bene che regna nei cuori e imparare a credere che Dio vuole il meglio. È questione di relazioni e, in queste relazioni, scegliamo di starci con l’atteggiamento di chi vuole soltanto il bene dell’altro: “mi sta a cuore”. (P. Angotti, pp. 46-51)

  • Educare è correggere e far crescere

Dal Vangelo di Matteo al capitolo 18, Don Luca recupera i passaggi fondamentali dell’interesse amichevole per il miglioramento dell’altro: avvicinati al tuo amico a tu per tu, così che lui capisca che il suo bene ti sta a cuore; che intravede un futuro migliore per te; che è disponibile a sostenere la tua fatica a crescere. Per Don Luca la correzione evangelica del fratello è la caratteristica prima dell’Opera di Santa Dorotea che si connota come compagnia a chi sta crescendo.

Quella dell’amicizia è la nota distintiva di ciò che Don Luca ha voluto e pensato: la Pia Opera e l’Istituto delle Suore Dorotee.

  • Educare è creare amicizia e vicinanza

Anche la dimensione della vicinanza segna la struttura dell’Opera. Guardati attorno nel tuo ambiente, crea legami con le persone più giovani che incontri frequentemente e normalmente. Don Luca invita le cooperatrici e le suore a creare relazioni forti, ad accompagnare la vita delle fanciulle e a farlo “con l’allegrezza del volto”. Accompagnare, farsi compagni di viaggio sembra un termine non consueto, adatto a quando i viaggi ‘esigevano’ un compagno per i pericoli, per la noia che sopraggiungeva dopo tante ore ed alcune volte per la necessità di una guida. Ancora oggi, invece, tutto ciò può essere attuale: se guardiamo alla realtà della vita cristiana, quanti giovani desiderano la vicinanza di una guida amorosa, quanti giovani si disperdono? Sentire che qualcuno ti cammina accanto, ti sostiene, ma rispetta la tua libertà è il desiderio profondo che ciascun uomo custodisce. (E. Palazzi, pp. 52-55).