In occasione della festa di Santa Dorotea, mercoledì 11, ci siamo riunite per ricordare la sua esistenza come dono di Dio.
Ma a noi, oggi, cosa dice la sua vita? Come possiamo noi giovani essere dono per gli altri nel nostro vivere quotidiano? Tre giovani ci hanno aiutato a riflettere e a condividere partendo dalla vita.
Anna, studentessa di lettere e ospite del convitto, insegna la lingua italiana agli stranieri. Il suo contributo è fondamentale: aiuta ad abbattere le barriere linguistiche favorendo partecipazione e inclusione.
Massimo, giovane medico specializzando. Ha condiviso la sua esperienza come medico volontario in Etiopia e quanto questa l’abbia profondamente cambiato. Rientrato in Italia ha maturato l’idea di proseguire con la specializzazione in geriatria. A colpire è stata la sua umanità: dare dignità a persone fragili, deboli, accompagnarle negli ultimi istanti di vita con rispetto. Ha parlato del carico emotivo che il suo lavoro comporta: richiede la forza di non anestetizzarsi e di non lasciarsi sopraffare.
L’ultima testimonianza è stata quella di Domenico, studente di lettere, insegnante nella scuola primaria. Al pari di un medico che cura il corpo, un maestro cura lo spirito, coltiva speranze, sogni. La sua esperienza è stata condivisa dalle studentesse di Scienze della formazione primaria: “i bambini donano tanto, che sia con uno sguardo, un sorriso, un gesto. Donano più di quanto si possa dare”.
A colpirmi è stato il filo conduttore delle tre testimonianze: l’attenzione all’essere umano. Ai bambini, che rappresentano il futuro, coloro che necessitano di essere accompagnati a germogliare; agli adulti stranieri, al “diverso”, spesso vittime di pregiudizi; agli anziani che meritano di essere visti e di vivere con dignità ogni istante della vita.
L’incontro è terminato con un momento conviviale durante il quale… attingendo ad un “fontana di cioccolato” abbiamo gustato frutta e dolci in compagnia.
Grazie per queste preziose testimonianze, sono state una vera ricchezza per lo spirito: coltivare la fede, trasmettere il messaggio di pace del Signore significa anche questo: spendersi per il prossimo senza pretendere nulla in cambio, per l’amore, per il bene. E ciò che si riceve in cambio non ha prezzo: il sorriso di un bambino con gli occhi pieni di speranza, occhi non ancora contaminati dal male, la resilienza e la forza di coloro che devono ambientarsi in un nuovo contesto, e lo sguardo di chi, fino all’ultimo, reclama di essere visto come essere umano.
Ludovica

