22 maggio 1969-2026: un unico albero

Guardando oggi al nostro Istituto, lo vediamo come un albero che affonda le sue radici nell’acqua che dona vita e risana (cfr Ez  47,12), un albero che ha affrontato le tempeste della storia, i cui rami uniti hanno reso rigogliosa la sua vita. Ricordare ciò che è avvenuto oggi è un dono e apre alla speranza.

 

Negli anni del post-Concilio, mentre il mondo cambiava con rapidità e il vento del Sessantotto attraversava anche le comunità religiose, molte delle nostre consorelle si trovarono a vivere un tempo di domande profonde. La Chiesa invitava al rinnovamento, e la vita consacrata era chiamata a ritrovare il cuore del Vangelo con uno sguardo nuovo sul mondo.

 

Dai racconti ascoltati da alcune consorelle che hanno vissuto in pieno quel periodo, possiamo immaginare cosa vivevano: le nostre case si aprivano maggiormente alla gente, le regole venivano rilette con spirito evangelico, e le suore imparavano ad ascoltare non solo l’autorità, ma anche i segni dei tempi. Probabilmente non fu sempre facile. Alcune provavano smarrimento, altre entusiasmo. Tuttavia, in mezzo a tante trasformazioni, ci piace pensare che cresceva la consapevolezza che era il Signore a condurre verso qualcosa di nuovo.

 

In quel clima maturò l’unione del nostro Istituto sancita dalla Santa Sede il 22 maggio 1969. È possibile che all’inizio vi fossero timori ed è comprensibile: tradizioni differenti, abitudini diverse, storie nate in luoghi lontani. Eppure, poco alla volta, le nostre consorelle hanno compreso che non stavano perdendo la propria identità, ma stavano intrecciando fili preziosi in un tessuto più forte e più luminoso. Le univa la stessa chiamata: servire Cristo nei piccoli con cuore di seconde madri.

 

Cosa dice questo evento a noi oggi? L’unione degli Istituti di Venezia, Brescia e Lucca non fu soltanto una scelta strutturale-organizzativa, ma un vero cammino spirituale: impararono che la comunione richiede pazienza, umiltà e capacità di custodire le differenze come dono.

 

Oggi, se guardiamo indietro, possiamo dire che il Signore ha benedetto quel passo coraggioso. Anche in questo tempo di calamità e di gaudio, di cambiamenti e incertezze, la memoria di quell’evento ci insegna che la vita religiosa continua a fiorire quando sa rinnovarsi senza perdere il Vangelo.

 

 

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