In cammino insieme, al ritmo dell’amicizia, tra storia e fede, volti di ieri e di oggi, accompagnati da una “pioggia” di benedizioni! Eh sì, perché sabato 8 febbraio, giorno del nostro pellegrinaggio pioveva… Nei giorni precedenti risuonava la domanda: “ma se piove non lo fate, vero? O si fa lo stesso?”. E perché no? Come pioggia, neve e freddo non hanno mai fermato don Luca, anche noi non potevamo essere da meno. E così, la città di Como ha visto peregrinare tra le sue vie un gruppo di circa 35 persone, composto dai giovani del Gruppo Vocazionale Diocesano “20-25”, sacerdoti, suore, e amici il cui cammino, in modi diversi, si è intrecciato con quello delle suore dorotee.
Prima tappa la parrocchia di Sant’Agata, culla dell’Opera di Santa Dorotea nella città di Como: un momento di preghiera semplice in cui è stata presentata la figura di Santa Dorotea, dono di Dio ancora oggi per noi, e in cui siamo stati invitati a scambiarci un gesto di benedizione augurandoci di camminare nel nome del Signore.
Abbiamo proseguito poi verso l’ex-Istituto Bonoli, scuola-collegio che ha accolto la prima comunità dorotea: qui abbiamo ascoltato la testimonianza di un ex insegnante che ha raccontato della cura e del clima di famiglia respirato tra quelle mura.
Le tappe e le testimonianze sono poi continuate: dalle Suore della Presentazione di Maria al tempio, le cui fondatrici erano due cooperatrici dell’Opera di Santa Dorotea; in Duomo, dove ci è stata presentata la spiritualità di don Luca, che affondava le radici nel mistero della risurrezione, in forza della quale era solito invitare a “sperare contro speranza”; al santuario del Crocifisso, luogo in cui abbiamo ascoltato la testimonianza di sr Angela Gheda che ha ricordato come l’insegnante è prima di tutto educatore e ci ha aiutato a riscoprire il valore della santa amicizia.
Ultima tappa a Monte Olimpino, dove abbiamo celebrato la liturgia eucaristica con la benedizione delle mele e accolto la testimonianza di Elena e Roberto, una coppia di coniugi che hanno aperto la loro già numerosa famiglia all’accoglienza di ragazzi in affido, sottolineando quanto “il bene porta altro bene”.
A seguire, la cena in oratorio. Le suore ci hanno accolto amorevolmente con una quantità di cibo squisito fatto a mano e abbiamo conosciuto meglio anche le ragazze che vivono in affido con loro. Si è visto subito come queste, anche se adolescenti, volessero un gran bene alle suore e ci sono risuonate nelle orecchie le parole della coppia di poco prima: “il bene porta altro bene”. Adolescenti che trasmettono così tanto amore e vicinanza non è comune ed è segno di tutto quello che di buono le suore hanno donato a loro.
La serata si è conclusa con tanti canti, giochi e momenti di gruppo e fraternità stupendi e intensi. Occasioni di condivisione e formazione intense che ci permettono ogni volta di illuminare sempre più la strada verso il Bene, per noi e per il prossimo.

