
Sono nata a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, il 19 ottobre 1967. La mia storia vocazionale iniziata in Africa dopo alcune esperienze di volontariato, mi ha condotta a entrare nell’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea di Venezia nel 1994. Ho emesso la prima professione religiosa nel 1997 e la professione perpetua il 6 settembre 2003.
Dopo la laurea in Pedagogia, ho iniziato il mio servizio apostolico nel mondo della scuola. Per alcuni anni ho insegnato a Thiene, un’esperienza che mi ha permesso di accompagnare la crescita dei giovani e di scoprire concretamente il valore educativo del nostro carisma.
Nel 2004 sono stata inviata in Brasile, destinata alla comunità di San Paolo, dove sono rimasta fino al 2014. Ho svolto il servizio di coordinatrice del centro di Convivenza S. Dorotea. Sono stati dieci anni molto importanti, che hanno segnato profondamente la mia vita religiosa e umana.
Ricordo ancora con chiarezza il momento della partenza. Mentre attraversavo il tunnel che conduceva all’aereo, ho avvertito con forza lo strappo dalla mia famiglia, dalla mia famiglia religiosa, dai luoghi e dalle persone che conoscevo. In quegli anni i cellulari non rendevano le distanze così facilmente superabili e partire significava realmente entrare in una terra nuova, in una cultura diversa e in una comunità nella quale non conoscevo nessuno.
Ho vissuto quel passaggio con timore e, allo stesso tempo, con una profonda fiducia. Mi sentivo sradicata, nel significato più fecondo del termine: chiamata a lasciare una terra conosciuta per mettere radici altrove. Entrare nella cultura brasiliana mi ha insegnato ad ascoltare, ad accogliere modi differenti di vivere e di esprimere la fede e a riconoscere la presenza di Dio anche in ciò che inizialmente appare estraneo.
Nel 2014, mentre partecipavo al Capitolo generale come uditrice e rappresentante della comunità di San Paolo, sono stata eletta consigliera generale. È stato un evento del tutto inatteso, che ha determinato il mio rientro in Italia. Ho quindi vissuto a Roma e, durante il sessennio, ho svolto il servizio nel Consiglio generale e nella formazione delle giovani (noviziato e juniorato).
Tra le esperienze più significative di quel periodo custodisco l’accompagnamento della comunità formativa di Viale Vaticano e l’incontro con giovani sorelle provenienti soprattutto dall’Africa. La relazione con loro mi ha permesso di avvicinarmi ulteriormente alla ricchezza interculturale dell’Istituto e alle domande che accompagnano la formazione delle nuove generazioni.
Dal 2021 al 2026 ho fatto parte del Consiglio della Delegazione tirrenica italiana. In questo stesso periodo ho svolto il servizio di responsabile della comunità di Como-Monte Olimpino, nel quartiere in cui si trova la comunità Il Bucaneve che accoglie minori affidati dai servizi sociali.
L’accoglienza di ragazze minorenni, la relazione con i laici e il contatto con il mondo sociale che vive intorno alla comunità mi hanno riportata al cuore della nostra vocazione educativa. In questi incontri ho sperimentato in modo molto concreto l’invito di don Luca Passi: «Fate loro l’ufficio di seconde madri».
Essere seconda madre significa per me prendermi cura della vita affinché possa crescere. Significa accompagnare le persone senza sostituirsi a loro, offrendo uno spazio nel quale possano sentirsi accolte, riconosciute e incoraggiate a esprimere le proprie capacità. Questa esperienza quotidiana, vissuta accanto alle ragazze, alle famiglie, ai collaboratori e alle persone del territorio, ha preparato profondamente il mio modo di comprendere il servizio dell’autorità.
Guardando al cammino compiuto, riconosco che l’esperienza missionaria in Brasile, il servizio nel Consiglio generale, la partecipazione al Consiglio di Delegazione, la formazione delle giovani e il rapporto con i laici hanno contribuito, ciascuno in modo diverso, ad assumere in maniera responsabile il servizio che mi è stato affidato dall’Assemblea del 31° Capitolo generale.
Un passo del Vangelo che sento profondamente mio è: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». In queste parole ritrovo il senso della mia vocazione e del servizio. Quanto abbiamo ricevuto dal Signore, dalle sorelle, dalle comunità e dalle persone incontrate lungo il cammino diventa un dono da condividere.
Accolgo il servizio di Superiora generale con fiducia e trepidazione. Avverto la responsabilità che comporta e, insieme, la certezza che il Signore continua ad accompagnare il nostro Istituto. Porto con me le esperienze vissute, le persone incontrate, le gioie e le fatiche che hanno ampliato il mio sguardo e che oggi sento presenti e di sostegno in questa fase che si apre.
Ringrazio l’Assemblea capitolare per la fiducia riposta e le sorelle del Consiglio uscente: suor Clara, suor Giancarla e suor Grazia per il servizio offerto soprattutto nel delicato momento della morte prematura di Madre Marialuisa Bergomi. Alle sorelle del nuovo Consiglio auguro di poter vivere un’esperienza fraterna e di comunione tra noi per il bene della nostra famiglia religiosa.
Un grazie sincero anche ai cooperatori che hanno partecipato alla giornata loro dedicata durante il Capitolo e che si sono fatti presenti anche per il giorno dell’elezione.

