
31° Capitolo Generale
Insieme ai laici,
come membra di un unico corpo,
rendiamo ragione della speranza
che non delude
Casa di Spiritualità “S. Dorotea”
Asolo (TV) 22 luglio – 3 agosto 2026
Padre di misericordia
Sostienici nell’ascolto del Figlio tuo e dei fratelli, riconoscendo che la salvezza viene da Te e non da noi.
Figlio, Parola fatta carne
Insegnaci a comunicare nella verità e nella carità, evitando doppiezze nelle parole e nei gesti.
Spirito Santo, fonte di comunione
Donaci relazioni di fiducia e di rispetto tra di noi, per discernere e compiere assieme la volontà del Padre.
Il nostro Capitolo generale sia un evento di comunione e di fede, nella ricerca sincera del Tuo Regno
per collaborare all’opera della salvezza. A Te, nostro Dio e nostro Signore, ogni lode e ogni benedizione. Amen.
Il logo realizzato è in continuità con l’icona che ha accompagnato la tappa dell’Intercapitolo.
“Il regno di Dio è come un seme gettato nella terra, il seme cresce e diventa albero” (cfr Mc 4, 31-32).
L’albero affonda le sue radici nella sorgente d’acqua viva che è Cristo, simboleggiato dal pesce. Insieme ai laici formiamo un unico corpo nella varietà della “multiforme grazia di Dio” espressa dalle forme e dai colori dei frutti.
I rami dell’albero si estendono in varie direzioni quasi ad abbracciare l’umanità e raggiungere i luoghi dove siamo chiamate a “rendere ragione della Speranza che non delude”.
I frutti dell’albero dai colori diversi rappresentano:
- la doppia identità dorotea: suore e laici insieme, ma ciascuno con la propria vocazione e specificità, viviamo la missione di collaborare all’Opera della salvezza in un’ottica di corresponsabilità.
- il diverso modo in cui il carisma si manifesta nel nostro Istituto nei diversi contesti e tempi, nell’intergenerazionalità e nell’interculturalità che ci caratterizza.
Il dono del carisma, gettato nella terra della nostra famiglia religiosa, costituita da suore e laici, può diventare albero fecondo se è radicato in Cristo Risorto.(1 Pt 4, 8-10)

Il pesce del logo simboleggia il Cristo.
Siamo chiamati a rimanere in Lui, a rendere ragione della speranza che è posta in noi, incarnando così le parole di don Luca “sperate contro ogni speranza”.
La speranza che Gesù offre non è un sentimento vago, un’idea, un semplice ottimismo, ma nasce da quell’evento centrale della Sua vita che è stata la sua morte e la sua resurrezione. Anche noi, con il battesimo, partecipiamo già di questo evento pasquale.

Il tronco tiene uniti i rami dell’unico albero. Come la linfa scorre dalle radici al tronco e raggiunge i rami, così è la vita divina che ci fa essere UNO in Cristo, ci unisce e crea in noi la comunione.
“Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. (1 Cor 12, 12)
L’immersione nella vita e nello spirito del Risorto costituisce i credenti come un’unica e multiforme realtà, dove non può trovare spazio lo spirito di competizione e di gelosia, ma nella quale è possibile imparare a riconoscere, nella diversità dei doni e dei compiti, l’azione della mano di Dio, che opera in tutti e per mezzo di tutti secondo i suoi imperscrutabili disegni:
«Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27).

I rami dell’immagine non si chiudono su sé stessi, ma si estendono verso l’alto, verso il mondo. Essere battezzati significa essere inviati: ogni ramo è un sentiero verso un fratello, un ponte verso il mondo.
Ogni frutto ha un colore diverso, proprio come i nostri talenti, i nostri modi di servire, le nostre culture… tutto compone un unico corpo perché chiamate nella stessa famiglia religiosa. Tanti rami che attingono alla stessa sorgente e ricevono vita dallo stesso tronco.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.
