La Quaresima è l’occasione per guardare dentro il nostro cuore nella verità e riconoscere ciò che Dio ha fatto e fa per noi.
Nell’esperienza che desidero raccontare fa da sfondo la lettura di Gn.2, 7-9; 3,1-7 della prima settimana di Quaresima. Nella storia di Adamo ed Eva l’invito di guardare l’albero senza poter mangiare è la sfida con cui Dio conduce l’uomo e la donna nel giardino della vita, dove si può godere di tutto e di tutti senza la necessità di far diventare l’altro un possesso.
Ciascuno di noi è chiamato ad apprendere la difficile arte di abitare la relazione oltre il livello del semplice bisogno. Possiamo invece imparare a dilatare il nostro cuore e diventare noi stessi frutto che, anziché mangiare, offriamo all’altro.
Con questo sguardo amorevole e attento condivido brevemente un tratto di strada che ho vissuto e vivo. Quasi un anno fa, per una serie di circostanze, ho offerto la mia disponibilità nella casa di riposo per sorelle anziane di Maserada perché c’era bisogno…
Ero inserita nella comunità il “Mandorlo” di Treviso dove ho imparato, dall’esperienza con il servizio Caritas ed il doposcuola offerto ai bambini, che la povertà è luogo di vita e di crescita. Il Signore è creativo e tira fuori risorse che noi a volte non pensiamo di possedere…
In questo cammino di adesione e di discernimento ho avuto accanto a me madre Marialuisa Bergomi, Superiora generale del nostro Istituto di Santa Dorotea, “donna di Dio” che, con la sua prematura morte, ha lasciato un vuoto significativo all’interno della nostra famiglia religiosa. Nei pochi incontri di scambio e di accompagnamento, ho percepito in lei il grande dono dell’ascolto e la capacità di dare luce e vita a ciò che mi sfuggiva e meritava attenzione.
Quando si incontra nei giardini della nostra vita la “debolezza” o “la fragilità” della sorella o fratello si fanno i conti con la propria debolezza che viene alla luce… Mentre siamo accanto all’altro avvertiamo che lentamente la cura, l’ascolto, l’attenzione prendono forma in noi, fino a diventare noi quel frutto che, si dona in modo incondizionato all’altro.
Con il tempo e la supplica incessante al Signore, si dilata il desiderio perché c’è una forza che muove da dentro: è l’Amore e non il possesso.
Con il passare dei mesi la disponibilità è diventata una nuova chiamata. L’incontro con la fragilità ci umanizza, l’esperienza si vive nell’invisibilità e nella gioia del dono, in un atteggiamento di umiltà e di gratitudine al Padre.
Nella vita interiore si entra nel profondo del nostro cuore, dove non ci sono certezze ma solo silenzio, inquietudine, ricerca e dove finalmente si fa i conti con “la nudità” del nostro essere umano.
Solo quando ho affrontato e deciso di aderire alla nuova chiamata ne sono uscita diversa, finalmente, consapevole dell’amore sperimentato e del perdono di un Padre tenero: allora sono stata capace di affidarmi al Signore per aderire al suo progetto con tutta me stessa. Anche la comunità mi ha sostenuto e mi sostiene in questo cammino di salvezza e di autenticità. Ora l’incontro con la fragilità è diventato il luogo di vicinanza con il Signore e della scoperta di una profezia nascosta ma ricca di luce, di vita e di significato.
Buona Quaresima a tutti e buon viaggio dentro il cuore.
Suor Dora Cavaniglia
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