Ci specchiamo nella prima lettura della domenica in Laetare (1^ Sam.16). Abbiamo di fronte il profeta Samuele incaricato di scegliere il nuovo Re per il suo popolo. I criteri di scelta di Samuele vengono ribaltati. Dopo che sono sfilati davanti a Lui i figli di Iesse, e quasi da intravvedere il nuovo Re, Dio afferma: “..non conta quello che vede l’uomo, infatti, l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”.
Rintracciato il più piccolo che stava pascolando il gregge, si capì che la sorte era caduta su di lui: Davide. Subito fu unto Re. Quanto sconvolgente è il modo di agire di Dio. Quanto lontani siamo dal valutare il piccolo, il fragile, l’impotente, chi non ha voce e non conta.
Il piccolo deve crescere, ha bisogno di una guida che lo accompagni, lo educhi, gli dia fiducia, si prenda cura di lui e l’aiuti a tirar fuori il bello sepolto nel suo cuore. La guida vede oltre sa quanto “grande” può diventare quel “piccolo”.
Dio sceglie noi, piccole, per interagire coi piccoli, perché, nella nostra piccolezza la sua vita si manifesta, il suo amore risplende, e rendiamo visibile il suo volto, il suo cuore, le sue mani, il suo sguardo.
Anche nel nostro servizio, infatti, si verifica come la fragilità, i piccoli, il diverso, l’emarginato se accolto, ascoltato, abbracciato, quando conosce una esperienza diversa da quella che vive, si sente amato, rinasce, rifiorisce, grazie a quel mondo di fratelli volontari che, vedendo il bisogno, fa cerchio attorno ai piccoli e si crea una rete di comunione, attinta dall’intimità con Dio.
Ognuno dà il meglio di sé, e sente di ricevere più di quanto ha donato e sperimenta gioia e luce della rinascita. Chi umilmente si mette a servizio dei “piccoli”, assume lo sguardo di Cristo e si accende sul suo volto una luce nuova. E grida come il cieco: “Credo, Signore!”. E adora.
La comunità “Il Mandorlo” – Treviso
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