Nascita al cielo del beato Luca Passi: un giovane della “Gen Z” scrive al nostro Fondatore

Oggi, nell’anniversario della nascita al cielo del nostro Fondatore, ci siamo chieste: cosa direbbe oggi un giovane della Generazione Z a un sacerdote dell’Ottocento, nel momento in cui il tempo sembra essersi fermato attorno alla sua morte? È da questa domanda che nasce l’idea di una lettera, un ponte tra epoche lontane ma sorprendentemente vicine nelle inquietudini più profonde: da una parte, un ragazzo cresciuto tra social network, incertezze globali e nuove forme di solitudine; dall’altra, un uomo di fede che ha attraversato un secolo segnato da trasformazioni radicali e da una ricerca incessante di senso.

 

Questa lettera vuole essere un dialogo tra due visioni del mondo: quella di chi vive immerso nella contemporaneità e quella di chi ha dedicato la propria vita ai valori che sembrano senza tempo.

 

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Carissimo don Luca,

ti scrivo da un tempo lontano dal tuo, un tempo che forse ti apparirà veloce, rumoroso e a tratti confuso. Viviamo immersi in tecnologie che ci connettono continuamente, eppure, non di rado, ci sentiamo soli, smarriti, alla ricerca di qualcosa che dia senso pieno alle nostre giornate.

 

Ho sentito parlare della tua vita: missionario instancabile, padre per tanti, educatore attento e profondamente innamorato dei giovani. E mi sono chiesto cosa diresti oggi a noi, ragazzi nativi digitali, spesso sospesi tra mille possibilità e poche certezze. Noi abbiamo molte libertà, ma facciamo fatica a scegliere. Abbiamo accesso a infinite informazioni, ma non sempre troviamo la verità. Desideriamo essere ascoltati, compresi, accompagnati — proprio come i giovani del tuo tempo, anche se in forme diverse.

 

Immagino il tuo sguardo: non severo, ma pieno di fiducia. Uno sguardo capace di vedere oltre gli errori, oltre le paure, per riconoscere il bene che abita in ciascuno di noi. Forse è questo che ci manca di più oggi: qualcuno che creda davvero in noi, che sappia educarci non solo con le parole, ma con la vita.

 

Tu che hai attraversato tutta Italia, che hai speso energie e cuore per gli altri, ci insegni che vivere non è trattenere, ma donare. Che educare è amare con pazienza, e che ogni giovane è un seme da custodire, non un problema da risolvere. Se potessi parlarci, credo ci diresti di non avere paura: di sbagliare, di cercare, di metterci in gioco. Ci inviteresti a guardare in alto, senza dimenticare chi ci sta accanto. E forse ci ricorderesti che la felicità non si trova nell’apparire, ma nell’allargare il cuore a grandi speranze perché è la maniera sicura di tutto ottenere.

 

Don Luca, anche se i nostri mondi sono lontani, sento che la tua testimonianza è ancora viva. Abbiamo bisogno di esempi come il tuo, di adulti capaci di essere guide e non giudici, compagni di viaggio e non spettatori.

 

Desidero provare anch’io, nel mio piccolo, a raccogliere ciò che hai seminato: a prendermi cura di chi in diversi modi mi è affidato, a cercare il Bene, a non smettere di credere che ogni vita possa diventare una fiaccola che arde per accendere.

 

Con gratitudine e speranza.       

 

Un giovane della Generazione Z

 

 

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Lettera a don Luca da un Giovane

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