Già, è proprio vero, a volte si può persino parlare… oltre le parole!
Infatti se è certo che gli asini non volano tuttavia non si può proprio dire che non parlino… beh almeno per chi, come me, per anni ha aiutato il padre nel suo podere con l’unico compito di accudirne uno al quale, peraltro, mi ero talmente affezionato da sapere tutto di lui, proprio come se mi parlasse! Chissà… forse fu proprio per questo che Gesù mi scelse, sì, affinché assieme ad un altro dei Dodici, andassi nel villaggio vicino – “e” – proprio così ci disse: – “subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me” – (Mt 21,2).
“Ma… Che se ne farà mai il Maestro di due asini?” – Ci chiedemmo perplessi. Fatto sta che, quando la vidi, così, senza troppi preamboli, quell’asina subito iniziò a parlarmi: perché con quel suo corpo logoro, con quel suo sguardo spento e con quel suo masticare rassegnato, mi stava raccontando la sua storia: dei molti pesi che per tutta la sua vita, suo malgrado, era stata condannata a portare; ed ora, della sua irreversibile vecchiaia. Ma anche quel suo brusco sobbalzo al nostro ingresso qualcosa mi diceva: del terrore che provava ogniqualvolta qualcuno entrava nella sua stalla… sì di essere condotta al macello (Is 53,7).
Tuttavia c’era una cosa che sembrava consolarla ed era quel giovane puledro che le stava accanto… Infatti, mentre non smetteva mai di staccare il suo sguardo da lui, continuava a dirmi: “non è bello mio figlio? Sì, forte e vigoroso! Ora il futuro è suo e, non so bene come, ma, in qualche modo, sento che anch’io ci sarò!
Quando portammo al Maestro i due asini capimmo subito quale fosse il suo progetto. Nonostante l’aria pesante che nei suoi confronti si respirava, aveva deciso non solo di sfidare le alte sfere entrando con loro a Gerusalemme ma, cosa ancor più sorprendente, lo voleva fare sedendo proprio su quella cavalcatura più vecchia e malconcia…
“Chissà se ne avrebbe retto il peso?” – bisbigliammo tra di noi – “E poi… perché proprio su un’asina e non un animale più nobile, chessò, un cavallo?” Fu quando varcammo le porte della Città Santa che tutto ci fu chiaro, sì, quando con i nostri occhi vedemmo tutta quella folla che lo acclamava come figlio di Davide, cioè proprio come re e Messia!
Beh… spero di non essere equivocato ma in quel momento anche Gesù mi parlò senza parole, proprio come aveva fatto quella vecchia asina quando, senza proferirne una sola, tutta la sua storia mi aveva raccontato… Gesù stava adottando quello stesso stile che avevano usato anche i nostri antichi profeti, spesso preferendo delle azioni simboliche a delle prediche!
Infatti… quello di entrare in città a dorso di un’asina non era forse il rito che, secoli fa, introduceva all’unzione del Messia quando noi ebrei eravamo un popolo libero e sovrano? Non solo ma la scelta di quel giumento mi diceva altro… sì perché l’asina, a differenza del cavallo, strumento di battaglia, è la cavalcatura della pace… colei che, senza parole, dice umiltà e mitezza… proprio come Gesù in quei tre anni non aveva mai smesso di vivere e predicare! Una pace che, cavalcando proprio un’animale malconcio e addirittura arrivato alla fine dei suoi giorni, era un segno di speranza e di futuro soprattutto per gli ultimi e gli emarginati della storia!
Chissà… forse tutto questo anche quell’asina lo aveva sentito… perché ora il suo passo sembrava farsi più deciso e vigoroso così come il suo sguardo, sempre proteso verso il suo scalpitante cucciolo, addirittura sembrava come contemplare l’orizzonte, quasi vi intravedesse quel futuro che di lì a poco, grazie a Colui che la stava cavalcando, sarebbe iniziato…
Anche se (Lui sì!) sarebbe passato attraverso il macello! Gesù che, sebbene in quell’ingresso trionfale non aprì la sua bocca, a dorso proprio di quell’asina a tutti, sì a tutti, di pace, di mitezza e di umiltà, stava parlando…
Vincenzo Giorgio
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