La scorsa estate, durante il Giubileo dei Giovani a Roma, ho attraversato molte porte: la Porta Santa di San Paolo Fuori le Mura, gli archi di Piazza San Pietro, i gazebi del Circo Massimo nella Giornata penitenziale, le porte della metropolitana, i varchi per Tor Vergata… Ogni passaggio era un passo in più nel mio cammino, fisico e spirituale. Ogni volta gli occhi si spalancavano per la sorpresa e il cuore si dilatava per la gioia.
Come i Magi, anch’io ho ricevuto una chiamata: un invito a partecipare a un grande incontro che segna la storia della Chiesa e la mia storia personale. Sono partita da lontano, preparando il cuore a quel momento, inizialmente incerta e poi sempre più consapevole e trepidante.
E, proprio come i Magi, non ero sola. Camminavo con tanti giovani del vicariato e della diocesi, ai quali si sono uniti migliaia e migliaia di altri giovani provenienti da tutto il mondo. Tutti seguivamo la stessa stella: Pellegrini di Speranza, uniti dalla stessa fede.
Non siamo arrivati a Betlemme, ma a Roma abbiamo incontrato un Cristo incarnato nella Chiesa e nella nostra umanità. Lo abbiamo riconosciuto nei sorrisi, negli abbracci, nei canti gridati per le vie della città, nel silenzio di un milione di giovani in preghiera durante la veglia a Tor Vergata, nella condivisione del cibo, nelle parole di conforto nei momenti di stanchezza, nelle lacrime di commozione per aver visto il Papa da vicino.
Il Giubileo è stato davvero un anno di grazia. A Roma non abbiamo portato doni materiali, ma un cuore pronto ad accogliere la misericordia del Signore.
La mia speranza è di custodire il ricordo di quei giorni e, soprattutto, di continuare a camminare insieme, sotto la stessa luce.
Chiara Pellizzari
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