Don Luca fu un sacerdote dalla statura umana e spirituale rara, capace di abitare il suo tempo senza esserne prigioniero. Aveva uno sguardo attento sulle persone, soprattutto sui giovani, nei quali vedeva non un problema da correggere, ma una promessa da custodire. Era convinto che ogni nuova generazione porti con sé un seme di rinnovamento per la società e per la Chiesa.
La sua fede non era mai disincarnata: prendeva forma nella cura quotidiana, nell’educazione paziente, nella capacità di unire verità e misericordia. Diceva che l’educazione era questione di cuore.
Credeva profondamente che educare fosse un atto di speranza e che accompagnare i giovani significasse aiutarli a scoprire la propria dignità, la libertà interiore e il senso della responsabilità.
Oggi, memoria della nascita di don Luca, abbiamo immaginato che una lettera attraversi il nostro tempo e arrivi ad un giovane. A scriverla è proprio lui, don Luca, che ha conosciuto crisi, cambiamenti e speranze non così lontane dalle nostre.
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Caro giovane amico,
ti scrivo da un tempo che a te parrà lontano e forse ingenuo, eppure non così diverso da quello che abiti. Io vissi tra rivoluzioni e restaurazioni, vidi imperi crollare e nascere speranze che parevano invincibili; conobbi la miseria delle strade e l’orgoglio delle idee, la fede ardente e l’indifferenza fredda. Anche allora il mondo era inquieto, come oggi lo è il tuo.
Mi dici, o forse lo intuisco, che il 2026 è un anno particolare: segnato da guerre che sembrano non finire, da popoli in fuga, da una tecnica potente che avvicina i lontani ma spesso allontana i cuori. Vedo una terra ferita, una società che corre veloce ma fatica a sapere dove andare, giovani ricchi di possibilità e insieme poveri di fiducia. Non credere che tutto questo mi sia estraneo: sotto altre forme, lo abbiamo attraversato anche noi.
Per questo oso parlarti di educazione. Non di quella sola che riempie la mente di nozioni, ma di quella che forma l’uomo intero. Educare, per me, è insegnare a stare al mondo con coscienza, a riconoscere la propria dignità e quella altrui, a unire verità e carità, pensiero e responsabilità. Un giovane ben istruito ma privo di umanità è come una casa senza fondamenta: brillante all’apparenza, fragile nella tempesta.
Non lasciare che il rumore del mondo soffochi la tua voce interiore. Coltiva il silenzio, perché solo chi sa ascoltare può poi parlare con saggezza. Custodisci lo spirito, perché senza di esso l’uomo diventa funzionale ma non libero. Percorri la strada dell’amicizia vera e profonda che sostiene nella fatica e dona ali ai sogni. E non rifugiarti nell’idea che tutto sia già deciso o irrimediabilmente corrotto: questa è una tentazione antica, e sempre sterile. Tu puoi fare la differenza!
Ti esorto, invece, a impegnarti nella società civile. Non come conquistatore, ma come testimone. La tua epoca non ha tanto bisogno di eroi fragorosi quanto di uomini e donne affidabili, capaci di gesti giusti, di parole oneste, di presenza fedele. Sii cittadino attento, professionista leale, amico sincero, costruttore di ponti. Porta nella vita pubblica ciò che hai maturato nel segreto della coscienza. Abbi cura di tutto ciò che ti circonda, ma soprattutto di chi è più piccolo e fragile.
Ricorda: la buona umanità è già una forma alta di testimonianza. In un mondo che divide, scegli di comprendere; in un tempo che sfrutta, scegli di custodire; dove prevale il cinismo, osa la speranza. Così facendo, servirai non solo il tuo tempo, ma anche quelli che verranno.
Io non vedrò i frutti del tuo impegno, come spesso accadde a me. Ma so che ogni seme di bene, gettato con amore, trova la sua stagione. Abbi il coraggio di essere umano fino in fondo: è questo, oggi come ieri, uno dei servizi più grandi che tu possa rendere al mondo.
Con stima e benedizione.
Don Luca
un sacerdote del tuo passato
amico del tuo futuro
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