Dal messaggio di Papa Francesco
In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa[2]. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi[3]. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfrGal3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.
In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini[4]. Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.
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Insieme: con chi?
Con tutti e mai come viaggiatori solitari
Insieme: come?
Fianco a fianco senza calpestare o correre avanti, senza gareggiare o lasciare indietro
Insieme: verso dove?
Verso una stessa direzione, verso il Regno
“Camminare insieme ci fa diventare un popolo. Dice un proverbio africano: “Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno”. (discorso di papa Francesco 2018)
Il pellegrinaggio ai santuari è espressione di fiducia in Dio. I pellegrini portano nel cuore la loro fede, la loro storia, le gioie, le ansie, le speranze e le preghiere personali. Nei santuari incontriamo il tenero amore del Padre che ha misericordia di tutti.
Il cammino delle speranze
Il sole del mattino proiettava lunghe ombre sul sentiero polveroso, mentre un gruppo eterogeneo di persone si preparava a iniziare il cammino. C’erano anziani con i volti segnati dal tempo, giovani pieni di energia, bambini curiosi e adulti con sguardi determinati.
Le loro provenienze erano diverse: alcuni venivano da villaggi sperduti tra le montagne, altri da città caotiche e multietniche. Le loro culture e le loro etnie erano un mosaico variopinto, un caleidoscopio di tradizioni e di lingue.
Eppure, quel giorno, avevano un obiettivo comune: raggiungere il villaggio vicino, dove si teneva una festa tradizionale. Un’occasione per celebrare la diversità, per condividere storie e per costruire ponti tra mondi diversi.
Il cammino era lungo e impegnativo, ma nessuno si lamentava. Anzi, ogni passo era un’occasione per conoscersi meglio, per scambiare sorrisi e per aiutarsi a vicenda.
L’anziano del villaggio di montagna raccontava storie antiche, leggende di eroi e di spiriti della natura. Il giovane africano intonava canti tradizionali, ritmi coinvolgenti che facevano battere i cuori. La donna asiatica insegnava ai bambini a riconoscere le erbe medicinali, i segreti della natura.
Ogni persona condivideva un pezzo della propria cultura, un frammento della propria storia. E così, passo dopo passo, il gruppo si trasformava in una comunità, unita dalla voglia di conoscersi e di rispettarsi.
Quando finalmente raggiunsero il villaggio, il sole era già alto nel cielo. La festa era iniziata, un tripudio di colori, di suoni e di profumi.
Balli tradizionali, canti popolari, piatti tipici: ogni cosa era un’esplosione di gioia e di condivisione. Le differenze si scioglievano come neve al sole, lasciando spazio solo all’umanità, alla voglia di stare insieme.
Quella sera, mentre il sole tramontava e le stelle cominciavano a brillare, il gruppo di camminatori si sentiva arricchito, trasformato. Avevano imparato che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza. Avevano scoperto che, nonostante le differenze di età, cultura ed etnia, tutti condividiamo un’unica, grande umanità.
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Il Vangelo di oggi ci porta insieme come discepoli di Gesù sul Tabor. Scopriamo di far parte di una storia che è giunta fino a noi e contempliamo il Figlio amato e trasfigurato insieme a Elia e Mosè.
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