“Dio stesso viene e ci salva”
Isaia 35,4b
La speranza non è un’illusione ma un atto di fede, un seme piantato nell’oscurità e che fiorisce quando il sole di Dio tocca la nostra anima. Questo ci viene offerto nel tempo di Avvento che intensifica il nostro coraggio per essere un segno di speranza nel mondo lacerato da tanti mali. Abbiamo bisogno di coraggio per portare questa speranza ai nostri fratelli e sorelle.
La speranza cristiana non inganna né delude perché si basa sulla certezza che nulla e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Cristo. La speranza non è mancanza di difficoltà, non è negare la sofferenza, ma affrontare tutto ciò che avviene con fiducia, con un nuovo slancio e una nuova visione. Un pellegrino è sempre in movimento, a volte avanza con stanchezza, a volte con gioia, ma sempre sostenuto da una ricerca interiore. Nella situazione del nostro Paese, la RDC, e in particolare qui a Bukavu dove vivo, l’insicurezza cresce in ogni angolo della provincia e la ragione resta tra quelle più armate. Chi ha un’arma ha potere su tutti e controlla tutto; i valori umani vengono calpestati senza scrupoli e nessuno ha il coraggio di opporsi e di dire ciò che pensa.
Sono molto edificata dalla testimonianza di tanti miei connazionali che, anche in mezzo a tormenti e a crisi, non si rassegnano. Sento che la loro speranza rimane radicata in Cristo Gesù. È sorprendente, infatti, vedere una moltitudine di persone convergere verso le nostre chiese. Le persone, nonostante le difficoltà, rimangono attive; leggo nelle loro azioni, movimenti, parole… germogli di futuro che un giorno potranno realizzarsi. C’è una certezza morale e spirituale che continua a incoraggiarli: credono che le promesse di Dio si avverano, perché Dio è fedele e mantiene sempre le sue promesse anche se si realizzeranno in tempi che noi non conosciamo.
La pace che Cristo ci promette attraverso i Profeti sembra ancora lontana quando molte persone cadono sotto i colpi di proiettili, di coltelli, e vivono sofferenze indicibili. Le ingiustizie, le violenze che persistono, la paura… costringono molti a lasciare le loro case e, in questa situazione, è facile cadere nello scoraggiamento. Ma il Signore ci dice: “Abbiate coraggio, non temete” (Is 35:4).
Questo tempo liturgico è propizio per attraversare la porta del coraggio, incoraggiare chi ci sta intorno, dare nuovo impulso alla nostra fede. Nelle trame della mia vita quotidiana, scopro che il tempo dell’Avvento, ravviva in me l’attesa delle promesse di Dio e mi invita a radicarmi nell’essenziale. Sì! Siamo pellegrini su un sentiero oscuro, disseminato di ciottoli, lacrime causate da guerra, malattia, lutti, conflitti familiari, ma questo tempo dell’attesa ci ridona coraggio e ravviva la nostra speranza, che è la nostra luce in questa notte oscura.
Che la fiamma della speranza ci doni coraggio per andare verso ogni fratello, dargli tempo, attenzione, e ascoltare i suoi bisogni. Insieme accogliamo la luce che viene nel mondo Cristo Signore e con lui resistere e combattere gioiosamente per un futuro di pace e di giustizia.
suor Ghislaine Nyota Namegabe
Per scaricare il testo, clicca sul link in basso
III Domenica di Avvento – La porta del coraggio

