Celebrare la festa dell’Addolorata è sentirsi “MADRI” di tutti quei figli che sono rimasti soli e che hanno perso, a causa della violenza, della guerra, dell’esclusione la presenza materna, il sostegno e la cura di una mamma.
Dalla croce Gesù consegna a Maria ogni figlio, anche noi siamo con lei ai piedi del crocifisso e, come ci dice il Beato Luca Passi, accogliamo come “seconde madri” la vita di chi in questo tempo fa più fatica ed è solo.
Dal Vangelo di Giovanni (19,25-27)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. 27Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Le donne sembrano fare quadrato – nel senso militare del termine – perché la croce […] sia compresa come luogo di nuova genesi e di fecondità nuova. Il quadrato delle donne mette in luce il mistero di quel discepolo amato che non è il rimasuglio buono dei Dodici, ma la promessa di ciò che ciascuno è sempre in grado di diventare. Le donne sotto la croce sembrano assicurare, come nel momento del parto, uno spazio adeguato per un parto ancora più doloroso di quello della nascita, eppure così importante per la nostra speranza e quella di tutta l’umanità.
Maria ci ricorda che l’amore non intristisce neppure nel dolore più acuto e urlante, ma fiorisce ancora più vigoroso. Il luogo del supplizio diventa, per la presenza di Maria e di quanti si stringono accanto a lei, un santuario. […] Il parto di Maria si compie sotto la croce e non c’è nessun travaglio di umanità che sia ormai estraneo alla vita e alla passione di Dio.
(liberamente tratto dal commento di Fratel MichaelDavide Semeraro – 15/09/2025 – www.nellaparola.it)
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Una Madre
Una madre nei territori di guerra non dorme…
Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni ad uno ad uno
per scegliere una storia che le si addica,
per cullare i suoi bambini
E dopo che tutti si sono addormentati,
si erge come uno scudo di fronte alla morte
Una madre non piange
Raccoglie la paura, la rabbia e le preghiere nei suoi polmoni
e attende che finisca il rombo degli aerei
per liberare il respiro
Una madre nelle zone di guerra non è come tutte le madri
Fa il pane col sale fresco dei suoi occhi
e nutre la patria con i suoi figli.
(Ni’ma Hassan, poetessa di Rafah. Da “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” AAVV, Fazi Editore)
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