Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfrRm5,5). La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda[8]. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo. Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» (Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3)[9].
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Siamo chiamati in questo tempo del giubileo a camminare insieme nella speranza, ma quale speranza? Quella che non delude che rimane per sempre perché è fondata in una Persona Viva.
L’opera di Vincent Van Gogh “Il mandorlo fiorito” esprime la forza della vita e della speranza, annuncia la della primavera che con certezza dopo ogni inverno arriva. La sentiamo come immagine di ciò che avverrà, di ciò che attende ciascun uomo e donna che cammina nel mondo in mezzo alle fatiche e alle rigidità della vita.
«La speranza non delude» (Spes non confundit) questa citazione che accompagna il percorso giubilare è tratta da uno dei passi più affascinanti della Lettera ai Romani: «La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).
La delusione è lo stato d’animo provocato dal renderci conto che le aspettative non si realizzano e questo provoca amarezza, disillusione, insoddisfazione, sconforto, scontentezza.
La speranza cristiana non delude perché non è solo una virtù, ma è evento salvifico per ogni persona umana, nella sua integrità raggiunta dall’amore di Dio, per mezzo dello Spirito.
La buona notizia della speranza è attraversata dal paradosso. Modello della speranza paradossale è Abramo che credette nella speranza contro e al di là di ogni ragionevole speranza. Siamo tutti come Abramo, dentro le varie prove della vita e in esilio su questa terra verso la definitiva dimora. È paradossale sperare ancora quando tante strade e possibilità sono ormai definitivamente chiuse, è perciò necessario attraversare ciò che è visibile e possibile per andare verso l’invisibile e che è eterno, dura per sempre. La speranza allora non è «il sogno di uno sveglio» ma è contemplare l’essenziale, invisibile agli occhi. Camminare perciò insieme nella speranza è essere protesi verso la mèta.
Decisivo banco di prova dell’evangelo della speranza è il passaggio dalla notte al giorno senza tramonto. Quando giunge il momento di svegliarsi dal sonno e d’indossare la luce che ci riveste di Cristo sino all’incontro con lui. La speranza è Cristo Gesù che ha attraversato la notte, non un fantasma, né un’ombra che viene dall’oltretomba, ma il vivente, è Lui la nostra speranza: «Lui che ci ha dato lo Spirito Santo e ci fa camminare verso la speranza», che non delude. (Agostino, Commento ai Salmi 60,4).
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Il Padre attende il figlio … non sperava forse più di essere accolto? Solo la certezza di un amore senza limiti, senza misura contiene una speranza certa: quella di essere nuovamente nell’abbraccio del Padre e di far parte della sua vita, dei suoi beni.
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